L’Austria ha espulso tre membri del personale dell’ambasciata russa a Vienna con l’accusa di spionaggio, citando preoccupazioni relative a una vasta rete di antenne all’interno del complesso diplomatico, presumibilmente utilizzate per la raccolta illecita di dati.
Il ministro degli Esteri Beate Meinl-Reisinger ha dichiarato che la decisione invia un messaggio chiaro: l’immunità diplomatica non può essere usata come copertura per lo spionaggio. I tre individui hanno già lasciato il Paese, portando a 14 il numero totale di diplomatici russi espulsi dall’Austria dal 2020.
Secondo alcune fonti, tra cui ORF, le installazioni di antenne potrebbero essere state utilizzate per intercettare comunicazioni satellitari, potenzialmente prendendo di mira dati collegati a organizzazioni internazionali con sede a Vienna.
Vienna è da tempo considerata un centro di spionaggio internazionale, in parte perché ospita importanti istituzioni come l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC), l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Con circa 17.000 diplomatici accreditati in città, si ritiene che migliaia di loro siano agenti dei servizi segreti.
Il governo austriaco ha riconosciuto che le lacune legislative hanno contribuito al problema. Secondo la legge attuale, lo spionaggio non è necessariamente illegale a meno che non prenda di mira direttamente gli interessi austriaci, una scappatoia che ha reso il paese attraente per le attività di intelligence straniere. I funzionari ora affermano di voler inasprire queste norme e adottare una posizione più decisa.
La Russia ha condannato le espulsioni definendole ingiustificate e politicamente motivate, avvertendo che risponderà con misure di ritorsione.




